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giovedì 6 maggio 2010

Là della terra nera e del Tartaro oscuro, del mare infecondo e del cielo stellato...


“Là della terra nera e del Tartaro oscuro,
del mare infecondo e del cielo stellato,
di seguito, di tutti vi sono le scaturigini e i confini,
luoghi penosi e oscuri che anche gli Dèi hanno in odio,
voragine enorme; né tutto un anno abbastanza sarebbe
per giungere al fondo per chi passasse le porte,
ma quà e là lo porterebbe tempesta sopra tempesta
crudele; tremendo anche per gli Déi immortali
è tale prodigio. E di Notte scura la casa terribile
s’innalza, da nuvole livide avvolta.
Di fronte ad essa il figlio di Iapeto tiene il cielo ampio
reggendo con la testa e con infaticabili braccia,
saldo, là dove Notte e Giorno venendo vicinisi salutano passando alterni il gran limitare
di bronzo, l’uno per scendere dentro, l’altro attraverso la porta
esce, né mai entrambi ad un tempo la casa dentro trattiene,
ma sempre l’uno fuori della casa
la terra percorre e l’altro dentro la casa
aspetta l’ora del suo viaggio fin che essa venga;
l’uno tenendo per i terrestri la luce che molto vede,
l’altra ha Sonno fra le sue mani, fratello di Morte,
la Notte funesta, coperta di nube caliginosa.
Là hanno dimora i figli di Notte scura,
Sonno e Morte, terribili Dèi; né mai loro
Sole splendente guarda con i raggi,
sia che il cielo ascenda o il cielo discenda.
Di essi l’uno la terra e l’ampio dorso del mare
tranquillo percorre e dolce per gli uomini,
dell’altra ferreo è il cuore e di bronzo l’animo,
spietata nel petto; e tiene per sempre colui che lei prende
degli uomini, nemica anche agli Dèi immortali."
(Esiodo, Teogonia)

mercoledì 1 aprile 2009

ESOPO: L'aquila e lo scarabeo.

Un giorno oramai lontano, un’aquila inseguiva una lepre. La lepre, impaurita, rivolse le sue suppliche al solo essere che il caso le pose sott'occhio: uno scarabeo. Questo le fece animo e, quando vide avvicinarsi l’aquila, cominciò a pregarla di non portargli via la sua protetta. Ma quella, piena di disprezzo per il minuscolo insetto, si divorò la lepre sotto i suoi occhi.
Da allora, lo scarabeo, tenace nel suo rancore, non perdette più di vista i nidi dell’aquila. Così, appena questa deponeva le uova, lui aspettava che lei si allontanasse per salire al nido in volo, quindi, le faceva rotolare e le rompeva.
Un giorno, cacciata da ogni parte, l’aquila, uccello sacro a Zeus, si rifugiò presso il dio e lo scongiurò di trovarle un luogo sicuro per covare. Zeus le concedette di deporre le uova nel suo grembo. Ma quando lo Scarabeo se ne accorse, fece una pallottola di sterco, si levò a volo e, giunto sopra il grembo del dio, la lasciò cadere. Zeus, per levarsi di dosso lo sterco, s'alzò di scatto e, inavvertitamente, buttò a terra le uova, rompendole.

Da allora, si dice che: "Nella stagione in cui compaiono gli scarabei, le aquile non covano".

Questa favola insegna a non disprezzare nessuno, perché nessuno è tanto debole da non essere in grado, un giorno, di vendicarsi.

sabato 28 marzo 2009

Impietoso Trilussa sulla natura umana...


L' INGEGNO

L'Aquila disse ar Gatto:
- Ormai so' celebre.
Cór nome e có la fama che ciò
io me ne frego der monno: tutti l'ommini
so' ammiratori de l'ingegno mio! -
Er Gatto je rispose:
- Nu' ne dubbito. Io, però,
che frequento la cucina,
te posso di' che l'Omo ammira l'Aquila,
ma in fonno preferisce la Gallina...

(Trilussa)

venerdì 27 marzo 2009

Un'aquila per amica...

LACRIME di COMMOZIONE

lunedì 23 marzo 2009

FORZA PER VIVERE...


Una domenica mattina, non molto tempo fa, a Cape Kennedy, in Florida, tre uomini entravano lentamente nella cabina di una strana navicella spaziale fissata ad un razzo gigante. Mentre il mondo intero guardava affascinato, cominciò il conto alla rovescia per la navicella Columbia.
Mai prima di allora una navicella spaziale era decollata dalla Terra, aveva orbitato intorno ad essa e poi vi era ritornata. Fu necessario un enorme quantitativo di energia per rendere possibile tale impresa.
Dopo il decollo iniziale, il Columbia raggiunse l'altitudine di 304 km, viaggiando intorno al globo a 27.458 km orari. In totale compì 113 orbite in 7 giorni; fu una delle più grandi dimostrazioni di potenza che il mondo avesse mai visto.
I giornalisti paragonarono la navicella ad un'aquila. Ma non era un'aquila. Era solo un grosso oggetto di metalo. Perciò, quando esaurì la sua energia cominciò a precipitare, divenne incandescente al rientro nell'atmosfera ed infine atterrò nel deserto della California. L'energia per lasciare la Terra e la sua capacità di rimanere sospesa nello spazio si devono esclusivamente all'intelligenza dell'uomo.
Le aquile, grazie alla loro abilità di trovare le termali, colonne di aria calda che s'innalzano dalla Terra, sono capaci di restare sospese per un periodo di tempo quasi illimitato, spesso senza neppure muovere le loro grandi ali. Il Columbia, non era un'aquila, ma una navicella spaziale, destinata perciò a ricadere sulla Terra.
L'unico modo per poter essere aquila è di nascere aquila o, se fosse possibile, di rinascere come tale.
Tutti noi abbiamo lo stesso problema della navicella. Abbiamo una certa quantità di energia naturale, ma non ne abbiamo abbastanza per farcela fino alla fine. Alcune persone cominciano bene; decollano, m prima o poi ricadono al suolo. Molte non decollano neanche dalla piattaforma di lancio: si limitano a restare sedute, facendo solo, di tanto in tanto, qualche tentativo di alzarsi. Talvolta, non si ha neanche la forza necessaria per farlo e, al primo venticello contrario, si cade nella polvere, dimenticati da tutti, come se non si fosse mai esistiti, come se non si fosse stati mai "su una piattaforma di lancio".
Ho ascoltato interviste di persone veramente importanti e famose, le cui vite sono talmente coronate di successi da poter essere paragonate al volo di un'aquila che si libra verso l'alto, e tutti loro affermano umilmente la stessa cosa, la sorgente di energia che li tiene in alto è una sola: DIO!
Proprio così, essi hanno affermato, concordemente, di aver attinto la propria forza per vivere da un rapporto personale con Dio, a differenza della navicella Columbia che fu messa in orbita dagli sforzi dell'uomo.
Tutte queste persone hanno affermato di aver anche loro, più o meno in buona fede, tentato di vivere con i propri sforzi, ma solo quando si sono rivolti al Signore ed hanno pronunciato la formula magica: "Sia fatta in me la Tua volontà", hanno cominciato a volare!
..e Dio, naturalmente, non vuole occuparsi solamente dei personaggi famosi. Dio è per tutti. Egli ama chi è senza aiuto: gli alcolizzati, i tossicomani, coloro che hanno perso ogni forza e cadono da un vuoto all'altro nello spazio, coloro che sono destinati a cadere e ad essere sfasciati (a meno che non si brucino prima del rientro). Egli ama il disoccupato, la moglie adultera, il giovane senza amici, l'uomo d'affari fallito.
Egli ama te e, se ti lascerai guidare, non solo ti dirigerà sulla via giusta, ma ti darà anche la FORZA PER VIVERE.
"Vi ho portato su ali di quile e vi ho condotto a me" Esodo

venerdì 20 marzo 2009

Pensieri perfetti...




"Noi siamo vissuti dai poteri che vogliamo far credere di capire"

(Auden)

Buon viaggio...


...lo so è stato bello respirare quell'aria pura.

sabato 7 marzo 2009

Marzo: il mese della danza d'amore.


Ecco è arrivato il mese dell'amore.

Vieni anima mia, voliamo insieme,

liberi noi nel cielo infinito.

Siamo spiriti che anelano all'Uno:

danziamo il nostro eterno amore.



venerdì 6 marzo 2009

TRILUSSA.


L'AQUILA

L'ommini so' le bestie più ambizziose,
disse l'Aquila all'Omo - e tu lo sai:
ma viettene per aria e poi vedrai
come s'impiccolischeno le cose.
Le ville, li palazzi e li castelli
da lassù sai che so'? So' giocarelli.
L'ommini stessi, o principi o scopini,
da lassù sai che so'? Tanti puntini!
Da quel'artezza nun distingui mica
er pezzo grosso che se dà importanza:
puro un Sovrano, visto in lontananza,
diventa ciuco come una formica.
Vedi quela gran folla aridunata
davanti a quer tribbuno che se sfiata?
È un comizzio, lo so: ma da lontano
so' quattro gatti intorno a un ciarlatano.

venerdì 27 febbraio 2009

Luce ed Ombra.

"...ed il silenzio mi costringe all’ascolto di me stessa e, poiché il mondo interiore non tace mai, a volte in caduta libera, a volte volando, io mi attraverso, nei pensieri, nei sentimenti, nelle sensazioni e nelle emozioni…ed ho scoperto che i miei vissuti sono spesso controversi. Sento l’amore ma provo anche la rabbia, mi viene spontaneo di aiutare e poi mi sembra che mi stiano buggerando, voglio fidarmi ma subito s’insinua in me il sospetto. Mi sorge allora il dubbio e mi domando:
Ma insomma chi sono veramente io? Forse, quel che doniamo agli altri, in termini di amore, di fiducia e quant’altro, rappresenta ciò che noi vorremo, invece, ricevere?"

mercoledì 28 gennaio 2009

giovedì 11 dicembre 2008

Vivere sospesi nell'aria...

...ma è veramente possibile restare a lungo sulla terra sapendo volare?

SOSPESA...NELL'ARIA

Lasciate che io voli.
Vi prego non chiedetemi
Di scendere da voi.
Io vi guardo sapete?
E da qui, voi
Siete più belli, poiché
Siete distanti e indistinti.

Non sono curiosa di
Sapere di Voi nulla,
Se non quello che
Già conosco della vita;
Dalla quale io ora,
Scusate, prendo le distanze.

(Marina, dicembre 2008)

Io sarò...

"Allora, però, io non riuscivo a restare a lungo sulle alture. Ma se come dicono la vita non è una sola, allora, nell’ultima delle mie vite, io sarò l’ultima aquila reale: magnifica, forte e libera…e chiuderò, così, in bellezza. Ma in quella circostanza, io non ressi a tanta bellezza e sentii il bisogno di allontanarmi da lì. Non ero ancora pronta a spiccare il volo. Tra la me che conoscevo e l’essenza del mio spirito, c’era di mezzo il mare insidioso e sconosciuto del mio inconscio e, forse, prima di volare avrei dovuto sondare i miei abissi, ma il conflitto era durissimo, come quello tra Cielo e Terra, d’altronde. Venni colta all’improvviso dalla solita soffocante sensazione di vuoto. Respirai profondamente. Da quella posizione, mi pareva che né la Terra così intrisa dal male, né il Cielo che la sovrasta distante, potessero in alcun modo contenermi. L’unico itinerario possibile restava quello all’inverso, verso l’interno insomma, verso me stessa…ma quel mare da superare mi parve un insidioso ed immenso oceano ed io, pur cercando quel qualcosa che il mondo non dà, se ero certa di non poter volare non avevo, tanto meno, il coraggio di tuffarmi dentro me stessa. "